mercoledì 25 maggio 2016

La tortura, l'omicidio e la political correctness



Uno dei sei bastardi che hanno torturato ed ucciso Mohamed Habassi*, Alessio Alberici, è (speriamo: era) un fumettista. Ecco la sua opinione "professionale" su Tex Willer:

Il famoso ranger secondo Alberici non è riuscito a schivare le pallottole del politicamente corretto: “Ha perso la sua grinta. Senza razzismo, ma da quando non si può più scrivere muso giallo, muso rosso, non si può dare senso storico. Vanno fatti parlare così, non se ne può più del politically correct”.

C'è poco da fare: dietro le lagnose e ipocrite critiche al politically correct (la "correttezza" è barbarica, in tempi barbari?) c'è sempre la voglia matta di ammazzare chi non puzza come te. Mr. Alberici l'ha fatto, pare, materialmente: ora, se condannato, imparerà, in galera (cioè troppo tardi), ad apprezzare il valore della correttezza politica. Auguri :)

* Da rilevare la curiosa scelta lessicale della "Gazzetta di Parma": "Un tragico regolamento di conti per un appartamento che l’inquilino, sfrattato, non voleva lasciare". "Regolamento di conti"? La tortura e l'assassinio di un uomo non vengono così equiparate all'occupazione di un appartamento? E poi dicono che la "scorrettezza politica" è innocente...

lunedì 9 maggio 2016

Selbstvernichtung

Sto leggendo con grande profitto e soddisfazione il libro di Donatella Di Cesare, Heidegger e gli ebrei (Bollati Boringhieri, Milano 2016), una soddisfazione dovuta al fatto che tutte le peggiori paure del rettore hitleriano (e dei suoi analfabeti e inconsapevoli seguaci) si sono felicemente materializzate, grazie al capitalismo: Entrassung (derazzizzazione), che H. imputava al "popolo senza nazione" e pericolosamente cosmopolita, agli Ebrei, sradicamento universale, fine dei valori (anche monetari) "nazionali", sostituiti da un meticciato globale, fine del rapporto medianico con la natura della "patria" (?) nella disponibilità tecnica e razionale della natura come risorsa, fine dei "popoli" e della famiglia tradizionale che (Carolo propheta) il capitale ha ridotto alla loro essenza economica, fungibilità / totalità dell'umano. Tutto questo, il povero, sconfitto H. lo chiamava, nei suoi Quaderni neri - alla fine della guerra che avrebbe azzerato il Reich millenario (durato, nella puttanesca realtà, solo poco più di dieci anni) ad opera del Grande Satana Bicefalo :) del capitalismo vincente yanqui e del bolscevismo egualitario sovietico -, Selbstvernichtung, autodistruzione. Beh, la Selbstvernichtung :) ha vinto, e ci si vive proprio bene. Ad maiora

mercoledì 6 aprile 2016

La triste storia di Marine Lupin

La Marine Lupin 1 lotta contro le banche-vampiro, che cinicamente (visualizzare pianto forneriano e/o mogheriniano, per consolare gli afflitti anti-sistema :) "giocano alla roulette con i nostri risparmi"; la Marine 2 svanga il fisco (visualizzare il gesto sordiano reso noto dai Vitelloni [https://www.youtube.com/watch?v=cFAFHXyOw1U] di Fellini), alla facciaccia dei diversamente callidi che l'hanno votata e degli obliquamente astuti che volevano importarne il modello (peraltro già noto alla family mantenuta dai leghisti, dagli elettori, dunque, doppiamente, e anotomopportunamente, coglioni) in Italia, USANDO le banche-vampiro. Quando la realtà è gentildonna :) 

Marine Lupin 1 (Nationalisation): "Marine Le Pen a aussi tiré un réquisitoire contre les banques, accusées de 'jouer au casino avec votre argent" et de 'gaver leurs traders de bonus indécents'. Promettant de 'séparer les banques de dépôt des banques d'affaires', proposition aussi émise au PS, elle a prôné une 'nationalisation partielle et temporaire par l'Etat' des banques de dépôt. Quant aux 'banques d'affaires', qui 'jouent à la roulette avec notre argent, celles-là ne pourront pas compter sur nous'" (http://tempsreel.nouvelobs.com/politique/20110918.OBS0571/marine-le-pen-promet-de-nettoyer-l-etat-des-jouisseurs.html). 
Marine Lupin 2 (Internationalisation): "L'enquête conduite par Le Monde en partenariat avec le Consortium international de journalistes d'investigation (ICIJ) a permis de mettre au jour un système de dissimulation d'avoirs financiers, organisé dans des centres offshore d'Asie et des Caraïbes par le premier cercle de fidèles de la présidente du Front national (FN), au premier rang desquels l'homme d'affaires Frédéric Chatillon et l'expert-comptable Nicolas Crochet. Tous les deux sont aujourd'hui mis en examen dans le cadre de l'enquête sur le micro-parti de Marine Le Pen et le financement des campagnes présidentielle et législatives de 2012" (http://www.lemonde.fr/panama-papers/article/2016/04/05/panama-papers-comment-des-proches-de-marine-le-pen-ont-exfiltre-de-l-argent-de-france_4895769_4890278.html). 

C'est incroyable :), en somme: i fascio-allocchi, dopo la rettoscopia bossiana, l'hanno preso again "ner chiccherone" (come si dice volgarmente qui, a "Roma ladrona", vero, mendicanti del voto "terrone"? :). Chi se lo fosse mai créso? :) Ad maiora :) 


giovedì 24 marzo 2016

Lettera aperta ai sedicenti "difensori della nostra civiltà"

Com'era prevedibile, il massacro di Bruxelles ha tolto la museruola al razzismo del white trash, ed è tutto un fiorire di dementi inviti a non far entrare i musulmani in Europa, a cacciarli e/o a schedarli tutti. L'invito ad apporre sui loro abiti - direttamente sulla pelle, a fuoco - un qualche segno identificativo (che so? una stella verde) non è ancora arrivato, a quel che ne so. Però, homines modicae fidei, quare dubitatis?

Ora, ai latori di queste idiozie non ho nulla da dire, poiché di mestiere non faccio lo psichiatra o il farmacista, ma a chi pretende di "difendere la nostra civiltà" utilizzando (in virtù della sempiterna "emergenza" schmittiana) "misure eccezionali per tempi eccezionali", vorrei ricordare che, ammesso e non concesso esista una "civiltà" (e relativi "valori") "occidentale", in detta civiltà è scritto, nel marmo, che le responsabilità penali e civili sono personali, e che i tempi in cui si metteva una stella (gialla, magari) ai membri di religioni/etnie "non gradite alla maggioranza" dei nazisti o alla maggioranza nazista, beh, sono finiti. Per sempre.

Chi vuole difendere la "nostra civiltà" dalla barbarie antisemita e anti-umana del terrorismo islamico dovrebbe prima di tutto ricordarsi in cosa consista detta civiltà. Se la vuole "difendere" stuprandola, farebbe bene ad unirsi ai suoi nemici, piuttosto che fingere di militare fra le sue sentinelle.

martedì 17 novembre 2015

Parameci e fascisti (e/o razzisti, antisemiti, leghisti e feccia assortita)

Che cos'è il paramecio? Un simpatico protozoo, che ha una caratteristica molto particolare.



Per citare Wikipedia,

Quando si muove nell'acqua, il paramecio segue una traiettoria dall'andamento a spirale, ruotando rispetto all'asse maggiore. Se incontra un ostacolo, mostra la cosiddetta "reazione di esitamento", indietreggiando in diagonale e ripartendo in una nuova direzione.

Davvero affascinante. Il movimento a spirale sembra una perfetta metafora dell'autismo fascio-razzista, che ruota su quelle fregnacce identitarie che fanno la gioia dei mononeuronici (razza, nazione, tradizione, religione e via rimbambendo). Dal punto di vista metaforico, però, ancor più interessante è il movimento dell'innocente bestiola, che apparentemente rimbalza in modo lineare, di ostacolo in ostacolo; proprio come il fascio-leghista-razzista-antisemita "rimbalza" di paura in paura: dagli immigrati ai criminali, da Ebola ai comunisti, dalle tasse al Jihad. Il risultato è graveolente è univoco. Ai fascio-pannolonati del III millennio si potrebbe infatti applicare una variante di un noto detto mussoliniano: "Molti nemici, molto odore". E sappiamo tutti di che, ahimè.

mercoledì 14 ottobre 2015

L'antisemitizzazione del razzismo italiano

Ma da Parigi a Bruxelles ormai è sempre più chiaro che la minaccia è il nemico interno, la jihad che cresce nell'ombra tra chi è già presente nei Paesi europei (Bernardino Ferrero, Alfano fa la radiografia del terrorismo, Salvini racconta barzellette, 18 gennaio 2015).
Prendo un testo a caso dal mare magnum del razzismo italiano, per evidenziare un punto di svolta cominciato con il terrore per il contagio del virus Ebola e perfezionatosi (si fa per dire) con il dibattito legislativo sullo ius soli.

Come osserva Francesco Germinario (Fascismo e antisemitismo, Laterza, Roma-Bari 2009, p. 7):
[...] la scelta del 1938, se per molti aspetti è certamente da inquadrare in una razzizzazione di stampo colonialista già in atto da qualche anno, per quanto riguarda l'antisemitismo presenta tuttavia una logica e motivazioni autonome, uno scarto di paradigma non afferibile alle consuete declinazioni del razzismo coloniale [...]. Laddove, in ambiente politico totalitario, prevalga la teoria del nemico interno -- una logica cui l'antisemita è particolarmente fedele e su cui l'antisemitismo aveva costruito le sue precedenti fortune teoriche -- questa, per il radicalismo ideologico esplicitamente totalitario che esprime, è destinata a fagocitare, o comunque a modellare in base ai propri obiettivi politici, quella razzista del nemico esterno
Il passaggio all'"antisemitizzazione" del razzismo italiano dunque si sviluppa su tre fasi: gli immigrati

1. "sono delinquenti", "ci rubano il lavoro", "non vogliono integrarsi" etc. Una fase brutale, stupida, istintiva: "galvanica";

2. sono latori di (= nascondono in sé) oscure e letali malattie:

Salvini: "L'epidemia di EBOLA in Africa occidentale, siamo a oltre 500 morti [...] Chi controlla la salute delle migliaia di immigrati che sbarcano? Perché su questo il governo e le televisioni non dicono nulla?".

Un idiota (tal "Fabrizio Spadaro") gli risponde (ibid.) come segue: "Preferiscono farci morire... per il loro perbenismo...".

Si noti come anche un "argomento" particolarmente fesso come quello evocato dall'idiota di cui sopra (perbenismo = buonismo) sia particolarmente adatto a "fare sistema" con le altre tessere del mosaico razzista.

3. Il nemico diventa italiano, "nuovo italiano": magari perfidamente (cit.) si integra, ma solo in superficie, mentre persegue insondabili e barbare mene terroristiche. Il nemico si nasconde fra noi. E poiché il pericolo costituito dal terrorismo islamico (infatti, non so se ve ne siete accorti, ma siamo passati dall'immigrato generico della fase 1 all'immigrato "negro" della fase 2 per approdare in fine all'immigrato musulmano della fase 3) non è un'invenzione, ma una realtà, tutti i securitaristi irrideranno i "buonisti" quando questi ultimi cercheranno di opporsi al racial (o religious) profiling, ricordando che i crimini vanno perseguiti sulla base della responsabilità personale, e non dell'appartenenza a "gruppi a rischio" (definiti tali secondo criteri largamente arbitrari). Tutto questo significa che l'islamofobia originata dal "razzismo trifase" appena descritto rischia di far fronte comune con la reazione all'antisemitismo (teologico e no) e al regressismo diffuso fra gli islamici radicali, con conseguenze di lunga lena che il vecchio detto di Benjamin Franklin ("Those who give up liberty for security deserve neither") non basterà certo a curare.

Su un disgustoso vecchio post (2006) post di un disgustoso blog "identitario, antimondialista, antiglobalista, antimmigrazionista, contrario alla dittatura della UE" si può cogliere il nesso fra la sovranità (tanto invocata oggi, paradossalmente, persino a sinistra) e l'autoctonia:
Un tempo quando i popoli dominatori e invasori non riuscivano ad aver ragione sui popoli ribelli ricorrevano allo ius primae noctis. E cioè, non potendo conquistarli  e annettersi il loro territorio, vi penetravano attraverso il ratto delle loro donne. E, attraverso il ventre delle loro donne, li espropriavano della paternità  e della loro prole. Ora invece,  per espropriarci del nostro diritto all'autoctonia e alla sovranità hanno inventato lo ius soli (diritto di suolo) o ius loci (diritto di luogo) da contraporre allo ius sanguinis.
Sto forse dicendo che l'Italia sta avvitandosi in un loop totalitario attivato dal volano razzista/antisemita? No; sto dicendo che elementi di fascismo stanno penetrando profondamente in una coscienza "nazionale" storicamente già infetta dal (e madre del) fascismo. Urge un'opera brutale di derattizzazione ideologica. Preventiva.

venerdì 2 ottobre 2015

A. de Benoist, A. Dugin, V. Putin e la "grande proletaria"

Quel vecchio rottame fascista di Alain de Benoist, ospitato (http://www.4pt.su/en/content/turning-point) nel sito di quell'altro vecchio rottame fascista che risponde al nome di Aleksandr Dugin (uno dei fan del dernier cri: identità, patria e tradizione; la solita vecchia merda, insomma), così scrive, tra le altre vetuste fregnacce:
Russia, for its part, is seeking to implement a new geopolitical axis with Beijing and Tehran, a factor of multipolar balance of power opposed to the Atlanticist endeavors. The Chinese, after long procrastination, are no longer hiding their desire to “de- Americanize the world.”  Yet, the future of Russia, a great power, albeit still fragile, in a similar way as China, with its own inner contradictions, remains uncertain. Countries of Eastern Europe are still hesitant  as to which path to follow—all the more so as Germany is seeking to replace the former USSR as a federating factor in Eastern and Central Europe.
We are witnessing a restructuring of the forms of world domination. The United States, with its financial markets, its armed forces, its language and its culture industries remains the leading world power. Its economic impact, however, is decreasing bit by bit (its share of global industrial output has fallen from 45% in 1945 to 17.5% today), with the dollar representing today only a third of world trade in comparison to more than a half in 2000.  The process of “de- dollarization” has already and simultaneously begun, in oil and gas trading and on the monetary front. Russia and China, emulated by other Third World countries, are using more and more their national currencies in trade and investment. The project of trade in energy and raw materials, without resorting to the dollar, is beginning to take shape. Meanwhile, the purchase of gold is gathering momentum. The advent of a new international reserve currency, designed to replace the dollar, seems inevitable.
[...]
It is no longer unreasonable to think that the war is approaching and that it will be a new world war. This will not be a “clash of civilizations” (for this to happen one needs some civilizations), nor a war between “Islam” and the “West.” Again it will be a war between the East and the West. A “final battle” between the powers of the Earth and the powers of the Sea, between the continental powers and thalassocratic powers, between the money system and the principle of reality. NATO, which has become an offensive military alliance servicing the American wars, remains the most threatening coalition to world peace. A sign went out when Vladimir Putin was labeled by the Americans as the main enemy. On December 4, 2014, the House of Representatives passed a resolution amounting to the declaration of war against Russia. The alternative is war.
Ora, direte voi, a parte la bavetta che ogni fascio che si "rispetti" suppura al sentir parlare di "guerra finale" (salvo poi ammazzarsi vilmente in cantina o far bungee jumpee a Piazzale Loreto), che c'è di nuovo? Nada de nada: il vecchio nulla si inserisce nel vuoto lasciato dal fallimento del "socialismo reale", e sfrutta un antiamericanismo, ormai "razziale" e sradicato da ogni contesto politico (un po' come il neo-antigermanesimo), per i suoi soliti, vani e fumosi scopi. Però.

Però, il richiamo al nazionalismo ora acquisisce un nuovo appeal in un'Europa attraversata dalla coglioneria separatista (come se non fosse il lavoro a produrre valore, ma il differenziale fra le monete): ergo, il populista che corre dietro alla magica "sovranità monetaria" troverà qualcosa di gradito anche in questa fetida brodaglia nazi. Slogan, direte voi; ma il marketing non si basa forse sul minimo contenuto (la qualità del contenuto di un messaggio è inversamente proporzionale alla sua trasmissibilità)?

E che dire del richiamo alla "tradizione" e all'"identità"? Un tempo appannaggio di nonagenari monarchici in preda a tempeste alzheimeriane, queste parole d'ordine si sono insinuate furbescamente nel discorso del sedicente "antiglobalismo" (anche nella sinistra olim-marxista, sebbene Karl Marx sia sempre stato un fautore della globalizzazione dell'economia, anche capitalistica), e si sono poi saldate nelle battaglie più sceme della SFOU (Sinistra Fieramente Omeopatica Universale) e dei no-global (la lotta [?] contro i MacDonalds e contro il frainteso concetto di "omologazione").

Ma la trasformazione più (ahimè) riuscita coinvolge la visione primitiva del sistema finanziario (tanto indispensabile quanto effettivamente problematico; Guido Rossi docet), le democrazie "anglosassoni" (USA e UK), e le potenze che ostacolerebbero l'omologazione anglo, in primis Russia e Cina. Questo spostamento del conflitto sociale dalla realtà economica alla mitologizzazione dei rapporti di forza internazionali fa ovviamente battere l'accento sulla "potenza", in quanto, sebbene Benoist si lasci sfuggire un buffo "Russia and China, emulated by other Third World countries" (omaggio al terzomondismo che fu: marketing), ciò che rende questi Paesi appetibili a chi sia disposto a bersi tale indigesto mix di lacerti ideologici è la potenza militare. Il mondo può ignorare (e di fatto ha sempre beatamente ignorato) il ragliare isterico degli asini che si riuniscono in conventicole eversive o pseudo-sovversive "definitive" (questa gente sembra ereditare le fanfaluche magiche di roba come l'Astrum Argentinum di Crowley: onnipotenza "egizia" e mendicità quattrogattesca). Ma quando le mosche cocchiere (debenoistiane, duginiane, lepeniane, o, moooolto più modestamente, salviniane) di questo stampo si avventano sulla graveolente coda della potenza militare, nessuno (o almeno questo credono, dalla loro, come dire?, acconcia posizione anatomica) potrà più ignorarle.

Ma c'è anche di peggio: questi confusi mitologemi (l'Eurasia, la nazione, la tradizione: il sinn fein dei cani innamorati del proprio inimitabile fetore) si saldano, nel neo-nazismo, in una parodia della lotta di classe marxista, trasferita, come dicevo, ai rapporti di forza tra le nazioni, per cui gli "eroici straccioni slavi" (straccioni sì, ma di grande dirittura moral-nazionale; dice infatti Dugin che sarebbero physei nemici del subdolo progetto liberale di sdoganamento dell'omosessualità) si oppongono ai "decadenti (e corrotti) ricchi anglosassoni", esibendo il loro uomo forte, Putin (che a Dugin sembra un po' troppo moderato, ma che per Benoist è oggetto di vaticinii da Armageddon).

Ed ecco che un'immagine (che dice molto meno di mille, anzi, di una sola parola, ma in compenso è efficacissima a nasconderne milioni) sintetizza il tutto e "completa" adeguatamente l'articoletto di Benoist:


Efficace, no? Ora, si aggiunga il "pericolo del meticciato" ed il latente (ma mica tanto latente, ormai) antisemitismo (anche qui abbiamo una saldatura, indebita, criminale ed efficiente: l'alleanza fra USA e Israele si inserisce nella mitologia antiebraica della "cupola razziale" che governerebbe il mondo: i Savi funzionano ancora egregiamente, purtroppo), ed ecco servito un bel piatto di veleno, che somiglia molto alle "forze animali" che hanno servito il nazismo. E il metodo è sempre quello, collaudatissimo, pascoliano: La grande proletaria si è mossa...